E' un articolo abbastanza lungo... ma ... leggetelo.. prendetevi una pausa.. in modo da gioire alla fine di non essere come lui....
Mi si perdoni la volgarità
di Dario Caroniti
Perché andare a Roma sabato 12 maggio? Per fare una gita? Potrebbe essere un buon motivo, ma si poterebbero scegliere anche altre date o occasioni migliori per farlo. Per farsi notare dall’elettorato cattolico? Beh, certo non mancheranno quanti sono pronti a farsi fotografare mentre baciano la pila di San Gennaro per poi correre a intrecciare losche trame ai danni del bene comune, magari insieme al vescovo! Semplicemente perché ci si sente cattolici? Ma un buon cattolico deve santificare le feste e andare a messa la Domenica, non sfilare nelle piazze.
La chiamata alla mobilitazione in nome della difesa della famiglia è indirizzata a quanti hanno a cuore il destino della propria comunità politica. Questa, come ci spiega Aristotele, è il risultato della naturale evoluzione delle famiglie, le quali, nel momento in cui si uniscono dando vita alla comunità politica, non cessano di esistere e non viene affatto meno la loro importanza centrale, ma assumono la funzione cardine di perpetuare la specie e trasmettere la civiltà mediante l’educazione.
Quattro secoli prima della incarnazione di Cristo la ragione filosofica aveva individuato nella famiglia il perno della civiltà. Civiltà che nella filosofia aveva trovato un fondamento essenziale per sviluppare le potenzialità intrinseche alla natura umana, e che, anche grazie all’apporto della cultura giuridica e politica dell’antica Roma, si pose a fondamento dell’affermazione del cristianesimo in tutto il mondo occidentale.
Senza i progressi resi possibili dalla filosofia greca il messaggio cristiano non sarebbe stato comprensibile dall’umanità, essendo la ragione lo strumento attraverso il quale Dio si rende intelligibile alla propria creatura. Il carattere provvidenziale dell’incontro tra la ragione filosofica e il cristianesimo è esemplificato dal fatto che la Provvidenza spinge San Paolo ad andare giusto ad Atene. Non in Africa o in Asia, ma nella patria della filosofia.
Oggi chi vuole davvero che la civiltà occidentale, con i suoi principi e suoi valori, con il suo bagaglio di rispetto per la persona umana, non perisca per sempre, dando spazio all’Islam o qualunque cultura altra rispetto a quella europea, deve porsi l’obiettivo primario di appellarsi alla ricostruzione della ragione filosofica.
Ciò che l’uomo moderno ha smarrito non è la fede. Nel secolo scorso milioni di persone hanno creduto ciecamente in Hitler, in Stalin, in Pol Pot, in Mao e in Mussolini. Oggi milioni di altri credono nel potere salvifico del denaro, ma anche in una infinità di nuove e vecchie divinità che apparirebbero ridicole a qualunque anche superficiale analisi critica.
C’è chi beve il sangue mestruale credendo così di modificare la realtà seguendo una pratica magica, c’è chi crede di essere stato un uccello in una precedente esistenza, chi negli ufo, chi negli assoluti della scienza, chi di essere Dio in persona e chi non crede più in nulla, neppure in se stesso, e non trova alternativa al lasciarsi cadere giù dal balcone.
Con la pretesa di non credere più in Dio l’uomo moderno ha ottenuto il risultato di credere a tutto o di morire disperato.
Ma gli effetti più nefasti di questo processo non consistono nello svuotamento delle chiese, ma nella difficoltà del dialogo tra gli uomini. L’offuscamento della ragione è giunto a un punto tale che anche la semplice riproposizione dei classici è diventata quasi inutile.
L’uomo moderno cessando di farsi governare dalla virtù e dalla ragione ha scelto di cedere alla passione e al vizio, argomenti che non portano mai alla comprensione.
Capita così che sempre più persone decidano di farsi trascinare dal proprio sesso, orientando la vita in base alle pulsioni sessuali. Il conseguente ottundimento della ragione porta questi uomini a leggere tutto in funzione del sesso stesso.
Si arriva così al paradosso che Platone, il filosofo che meglio di ogni altro ha descritto la gerarchia delle virtù dell’anima, collocando al primo posto l’amore e la giustizia e in ultimo le passioni e le pulsioni sessuali, diventi l’esaltatore dell’amore omosessuale e il suo «Simposio», lo scritto in cui egli esalta il concetto più elevato di amore come ricongiunzione di animi verso l’unità divina primordiale, venga degradato a una sorta di celebrazione dell’orgia.
Fu invece proprio la lettura di questo testo a contribuire in modo decisivo a fare comprendere a quanti si avvicinavano al cristianesimo il significato dell’episodio centrale della Genesi, la creazione di Adamo e di Eva da una sua costola.
Dio creò l’uomo a sua immagine, ci dice la Genesi, maschio e femmina lo creò, entrambi a lui somiglianti, ma evidentemente in modo diverso.
La somiglianza alla divinità originaria, come nel Simposio, si ottiene attraverso il ricongiungimento affettivo erotico tra esseri umani di sesso diverso, perché la loro unione manifesta una maggiore e più completa somiglianza a Dio.
Questo è il fondamento teologico della famiglia dal quale ha origine la società civile, proprio per questo fondata su una particolare e specifica idea di bene che nell’amore del prossimo e nell’apertura alla vita trova il suo principio guida.
Il cristianesimo poi è andato oltre lo stesso Platone. In quella che a tutt’oggi è l’unica enciclica di Benedetto XVI, «Deus caritas est», il rapporto sessuale tra marito e moglie viene espresso come una «sollevazione in estasi verso il divino», la quale, proprio per questo prevede «un cammino di ascesa, di rinunce, di purificazioni e di guarigioni».
Quelli che potremmo definire gli obblighi morali conseguenti al matrimonio sono quindi direttamente dipendenti dalla elevatissima qualità etica del rapporto. L’indissolubilità del matrimonio, per i cristiani la sacralità di esso, e in ogni caso la stabilità del rapporto, trovano fondamento nell’alta considerazione dell’essere umano.
A un cane non si potrebbe domandare la fedeltà coniugale né il rispetto dei patti. Li si richiede agli uomini perché si presuppone che siano esseri di natura superiore agli altri animali in funzione della loro capacità di farsi governare non dagli istinti e dalle passioni ma dall’amore e dalla ragione.
Fondare la società civile sul presupposto che non si possa chiedere agli uomini un comportamento pubblico fondato su principi moralmente cogenti equivale quindi a degradare l’uomo alla condizione istintiva e animale … e le bestie non possono dare vita a una società civile.
Per questo va tutelata la famiglia e la centralità di un impegno, il matrimonio fra un uomo e una donna, che si pone logicamente a premessa della società civile e ne costituisce il fondamento.
La persona umana può farsi governare dall’amore e dalla ragione o dal proprio sesso, ma in quest’ultimo caso avremmo una società governata dai nostri organi genitali, in altri termini, una società del c… (mi si perdoni la volgarità).